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Scienziate nei film: un test per riconoscere gli stereotipi!

donne nella scienza film

10+1 domande per riconoscere se il vostro film preferito dà una rappresentazione corretta della figura della “donna nella scienza”.

L’11 Febbraio ricorre l’International Day of Women and Girls in Science, che celebra le donne nella scienza e l’importanza dell’inclusione femminile nel mondo STEM. Ed è una giornata che ci piace tantissimo!  

Una Giornata Mondiale, infatti, non è solo qualcosa che permette di fare un post facile su Instagram o Linkedin. È una ricorrenza che, oltre a sensibilizzarci su questioni importanti nell’attualità, ci chiama a riflettere sul passato e sul futuro del problema. In altre parole: cosa c’è alla sua radice? Cosa stiamo facendo per risolverlo? Ma anche: quanto facciamo parte, inconsapevolmente, del problema? 

Quest’anno, da appassionati di scienza, di narrazioni e di film (e in quanto rappresentati al 50% dal sesso femminile!) vi proponiamo una riflessione molto pop sul tema “donne nella scienza”. Cominciando con una domanda che, apparentemente, non c’entra niente: 

Avete mai sentito parlare del test di Bechdel? 

Facile, rispondiamo noi con l’aiuto di Wikipedia: si tratta di un metodo empirico per valutare la rappresentatività dei personaggi femminili in un’opera di fantasia e il loro impatto sulla trama. 

Il test è valido su qualsiasi opera di fantasia – libri, film, fumetti – e consiste nel porsi una semplice domanda: 

L’opera contiene almeno due personaggi femminili che parlano tra loro di un qualsiasi argomento che non riguardi un uomo? 

Per superare il test, la risposta a questa domanda deve essere affermativa. La valutazione viene resa leggermente più severa aggiungendo la condizione che entrambi i personaggi possiedano un nome nel film (non siano cioè due comparse). 

3 semplici regole… piuttosto difficili da far rispettare. Credits to Srravya [CC0], via Wikimedia Common.

Capirete che il test è piuttosto cavilloso e non del tutto significativo: film splendidi e dalla grande sensibilità come Eternal Sunshine of the Spotless Mind falliscono miseramente, per non parlare della trilogia de Il Signore degli Anelli. Ma anche se è lontano dall’essere uno standard di valutazione, è uno strumento provocatorio e interessante, perché evidenzia una seria carenza nella rappresentazione mediatica della parità di genere – sia per numero, che per rilevanza. 

Il test di Bechdel… per le donne nella scienza 

Di varianti del test di Bechdel ce ne sono infinite, che siano ufficiali o fanmade (una è proprio il test di Finkbeiner, di cui abbiamo parlato nel nostro video). Quella che manca – o di cui perlomeno non siamo a conoscenza – è un test che misuri la rappresentatività di una donna STEM all’interno di un’opera di fantasia…  

Noi abbiamo pensato proprio a questo: una checklist di 10 domande che permetta di misurare la qualità della rappresentazione della “donna nella scienza” in modo rapido e diretto. Quanti più “Sì” ci sono tra le risposte, tanto meno stereotipata è la rappresentazione. Anche qui, non abbiamo la pretesa che sia IL metodo universale per capire se un film è buono o cattivo… Però, può essere uno strumento interessante se vogliamo avere una base su cui arrabbiarci quando vediamo un film che ci fa storcere la bocca. O, al contrario, per razionalizzare cosa ci è piaciuto di un film che, al contrario, ci sembra fatto bene. 

Test di Bechdel – versione “STEM”: i candidati

Per validare il nostro test lo abbiamo subito messo alla prova. Abbiamo scelto due film che sono (stati) dei veri e propri colossi nell’immaginario del proprio tempo e che hanno avuto una risonanza tale da rappresentare necessariamente un riferimento culturale. Anche – perché no? – perché contiene al suo interno una figura di scienziata.

Disclaimer: tutti quelli che potete immaginare. No, questa non vuole essere una gara tra i due film (anche se daremo un punteggio); no, non abbiamo scelto due film perfetti; sì, potevamo scegliere due esempi migliori (sicuramente ce ne erano di più pertinenti). Per il momento, accontentatevi di questo. Se l’idea vi dovesse piacere, fatecelo sapere (includendo magari altri film che volete candidare al test) e possiamo pensare ad una seconda puntata. 

Detto questo, passiamo ai candidati che si sottoporranno al test: 

Candidato n.1 – Jurassic Park 

Film del 1993 diretto da Steven Spielberg, è responsabile di una intera generazione di bambini che voleva fare il/la paleontologo/a. In brevissimo: un riccone fonda un parco divertimenti pieno di dinosauri ricreati in laboratorio, qualcosa va storto, un sacco di persone ci rimettono le penne ma i due ricercatori protagonisti si salvano per affrontare una lunga, entusiasmante vita da precari. 

Quali sono le “donne nella scienza” nel film? Il personaggio che abbiamo scelto per la nostra analisi è la dottoressa Ellie Sattler, paleobotanica, compagna del dott. Alan Grant nel lavoro e nella vita. Abbiamo però aggiunto una piccola postilla, extra-test, su un altro personaggio secondario interessante: Lex, la bambina che si definisce “esperta di computer”. 

La dottoressa Ellie Sattler, interpretata da Laura Dern. Bionda, gambe chilometriche… oh no, non si parla così di donne nella scienza! Giusto? Giusto?

Candidato n.2 – Thor 

Film del 2011 di Kenneth Branagh, fa parte di quello che è stato definito il ciclo Arturiano del 21esimo secolo: il Marvel Cinematic Universe. Brevissima trama, anche qui: una divinità boriosa viene declassata da suo padre a semi-umano perché “non degno”. Alla fine, con l’aiuto di un team di scalcagnati ricercatori, scopre l’umiltà e l’altruismo e riesce a porre riparo a svariati casini. 

Quali sono le “donne nella scienza” nel film? Il personaggio che abbiamo analizzato è quello della dottoressa Jane Foster, ricercatrice in astrofisica e love affair di Thor. Anche qui, c’è un personaggio extra: Darcy, studentessa che si unisce al gruppo di Jane per una specie di scalcagnato laboratorio extracurriculare. 

La dottoressa Jane Foster, interpretata da Nathalie Portman. Riuscirà il film a dipingerla correttamente e a superare il test?


Ma insomma: diamo il via alle danze e partiamo con il test. Ricordate che:

Quanti più “Sì” ci sono tra le risposte, tanto meno stereotipata è la rappresentazione.

Thor e Jurassic Park: quale rappresentazione della “Donna nella Scienza”?

Jurassic Park

Thor

No. Ellie è l’unica, il resto del team principale è composto da uomini.

Sì. Oltre a Jane c’è anche Sif, amica di Thor ed eroina sovrannaturale.

2) Nel film c’è più di una scienziata donna? 

Sì. Nel Jurassic Park lavorano molti ricercatori di entrambi i sessi. 

Sì. Nel film c’è anche Darcy, l’assistente di Jane. 

3) La nostra protagonista ha, all’interno del film, interazioni significative con altre donne (che siano rilevanti nella trama)? 

No, a parte qualche minima interazione con Lex.

, con Darcy.

4) Nessuno fa avances romantiche alla protagonista.

No, ci sono le avances del Dott. Ian Malcolm, il disgustoso bizzarro matematico. Tuttavia, è da notare il fatto che queste avances vengono appositamente dipinte come imbarazzanti e fuori luogo.

No: è il protagonista Thor a farle.

Sì, corretto. Ellie è la compagna di Alan Grant (il ricercatore co-protagonista), ma questa resta un’informazione piuttosto latente durante tutto il film.

No. In questo caso, il love affair con Thor è parte integrante della trama.

6) Nel film nessuno menziona il tema dei figli, attuali o desiderati.

No, i figli vengono nominati esplicitamente. Ellie ha una personalità molto materna ed è chiaro che desidererebbe prima o poi dei figli da Alan, che al contrario, non ama i bambini (salvo poi diventare involontariamente uno splendido surrogato paterno durante l’emergenza del Jurassic Park).

Sì, corretto: nessuno nomina figli.

7) Il lavoro della ricercatrice in esame viene tenuto in considerazione e preso sul serio dalla sua comunità.

Sì. Ellie è considerata una massima esperta nel suo campo, e lo vediamo nell’atteggiamento di massimo rispetto che adottano tutti gli altri personaggi.

No. Jane fa parte chiaramente di un gruppo di ricerca piuttosto scalcagnato. Lo capiamo quando lei afferma di essersi costruita tutti gli strumenti da sola, ma soprattutto quando confessa che Darcy (in realtà studentessa di Scienze Politiche) è stata l’unica della facoltà a interessarsi al tirocinio e presentare una candidatura.
Tuttavia, vale la pena notare il fatto che la sua ricerca diventi rapidamente oggetto di interesse della S.H.I.E.L.D., a dimostrazione del suo valore.

8) Il sapere scientifico della protagonista è effettivamente “mostrato” e non solo “raccontato”.

Sì. Durante tutto il film vediamo Ellie all’opera in varie sfumature del suo lavoro, anche in contesti sgradevoli (ad esempio infilando un braccio in una pila di escrementi di dinosauro per avere informazioni sull’alimentazione di questi). Spesso, grazie alle sue deduzioni, si arriva a conclusioni rilevanti ai fini della trama.

No. Sappiamo che Jane è un’astrofisica, ma purtroppo, a parte a citare degli strumenti a caso e concedersi un po’ di latinorum scientifico (quando nomina un fantomatico ponte di Einstein-Rosen, per gli amici wormhole), non vediamo effettivamente in cosa consiste il suo lavoro. Tanto più che la deduzione più rilevante ai fini della trama la fa Darcy (che non è un’astrofisica), osservando una foto scattata durante la caduta di Thor sulla terra.

Sì. Il fatto che sia stato scelto di mostrare una professione di nicchia e ignota ai più come la paleobotanica è un valore aggiunto.

No. L’astrofisico è una professione estremamente comune nell’immaginario STEM delle opere di fantasia.

10) La protagonista ha uno spettro emotivo realistico e non stereotipato. 

Sì. Ellie è materna, aggraziata, gentile e si intuisce che sia oltretutto dal cuore tenero. Allo stesso tempo è colei che spesso prende in mano la situazione, mostra coraggio nonostante la paura e si fa carico di importanti responsabilità, portandosi a casa le conquiste più grandi all’interno del film.

No. Jane è forte, intelligente e capace, ma non basta. Inizia il film investendo una persona (Thor) e quasi se ne disinteressa, mettendo la sua ricerca al primo posto in modo parecchio surreale. Incarna per tutto il film il perfetto stereotipo della DonnaForteTM– salvo, misteriosamente, innamorarsi di Thor… senza che le interazioni effettive tra i due personaggio lo giustifichino.

10+1) La protagonista pronuncia almeno una battuta memorabile.

Questo punto extra è pervenuto solo in Jurassic Park. Infatti, Ellie è colei che pronuncia una delle battute più pungenti del film, mettendo fine al sognante delirio di onnipotenza del matematico Ian: 

Ian: “Dio crea i dinosauri, Dio distrugge i dinosauri, Dio crea l’uomo, l’uomo distrugge Dio, l’uomo crea i dinosauri.” 
Ellie: “I dinosauri mangiano l’uomo, la donna eredita la Terra.” 

Inoltre, una menzione speciale alla risposta da badass che Ellie dà John Hammond (l’eccentrico magnate creatore del Jurassic Park) quando lui si mostra titubante nel lasciarla uscire a riattivare il sistema elettrico: 

Hammond: Eh… dovrei essere io ad andarci… 
Ellie: Perché? 
Hammond: Io sono un… Lei invece è una… 
Ellie: Senta, parleremo della discriminazione sessuale nei casi di emergenza quando ritorno. 

BONUS n. 1: Lex, l’”Esperta di Computer” 

In Jurassic Park c’è un personaggio secondario particolarmente interessante. Alexis Murphy, detta Lex: l’adorata nipote del magnate Hammond che, insieme al fratellino Tim, va in visita “anticipata”al Parco.  

Perché è interessante ai fini di questa indagine, a maggior ragione visto che è una bambina di circa 10 anni? Perché, in un certo senso, anche lei è una “girl in STEM”. Si definisce “esperta di computer” (quando invece il fratellino la prende in giro per il suo amore per la tecnologia) ed è lei che, nel momento in cui Ellie e Alan sono impegnati disperatamente a tenere i velociraptor fuori dalla stanza, rimette online l’intera rete di sicurezza e comunicazione del Jurassic Park. La piccola smanettona, infatti, conosce e sa utilizzare il linguaggio UNIX in cui è programmato il sistema. 

Chi lo avrebbe mai detto che saper smanettare con UNIX potesse salvare la vita?

Certo, la scena madre di Lex è ingenua e incarna il classico concetto hollywoodiano dell’hacking (clicca, punta, clicca, batti sulla tastiera, compaiono cose sullo schermo – tutto freneticamente). Però è interessante l’intuizione di inserire un personaggio così moderno come la coding girl, per di più di giovanissima età. Ancora più interessante considerato che, nel romanzo di Michael Crichton da cui è tratto il film, il wannabe esperto di computer è il fratello Tim! 

BONUS n.2: Darcy, la “Stagista per Caso” 

Lo sgangherato team di Jane Foster è composto da due sole altre persone oltre a lei: il Dottor Erik Selvig, mentore ed ex collega del padre di Jane, e Darcy Lewis, una stramba studentessa che è manifestamente lì per “i crediti” (di laurea). Quello che non è chiaro è cosa ci faccia lei lì, che di fisica non ne capisce niente. È infatti una studentessa di scienze politiche ed si trova lì perché unica, nell’ateneo, ad essersi candidata al modulo didattico/esame/laboratorio di Jane. 

Faccia svogliata, broncio, sopracciglia alzate: è la standard stance di Darcy Lewis. Ma ha anche dei difetti!

Anche se il suo apporto alla trama in Thor è pressoché nullo, è amatissima dal pubblico come linea comica: è superficiale, paurosa, sarcastica e menefreghista. Per dirne una, quando Jane si dispera perché lo S.H.I.E.L.D. le ha requisito l’attrezzatura, lei si lamenta della perdita del suo iPod… Cosa avreste fatto a una tesista del genere?  

Come “donna nella scienza”, in Thor, Darcy non fa una gran bella figura. Ma se avete seguito i film successivi del Marvel Cinematic Universe e soprattutto la serie WandaVision (2021), saprete che negli 8 anni successivi cambia totalmente carriera e consegue nientemeno che un PhD in astrofisica! Come si dice, c’è speranza per tutti. 

I risultati del test (con qualche discussione, ma senza accollarci)

(Nota di Chiara: Matteo pensa a prescindere che Jurassic Park sia il film più bello del mondo. Ma non è Matteo che sta scrivendo questo articolo, quindi aspettatevi una maggiore oggettività.) 

In uscita dal test, Jurassic Park si guadagna 7 “sì” mentre Thor si attesta sulle 4 risposte affermative

Il risultato è interessante. Vediamo che Thor, sulle prime, si classifica come un film innegabilmente più moderno: abbiamo due giovani ricercatrici tra i personaggi principali, una delle quali (la co-protagonista) si è senz’altro fatta strada con cervello e sangue freddo in un mondo difficile e competitivo. L’entusiasmo di partenza si raffredda però su due fronti. Il primo è quello, squisitamente umano, dello sviluppo della storia d’amore. Quand’è successo che Jane si è innamorata di Thor, considerando che all’inizio del film l’ha messo sotto con il pickup… e non voleva neanche portarlo in ospedale?

Il secondo fronte, quello più importante ai fini del test, è che il film fallisce la prova dello “show, don’t tell”. In altre parole, ci si racconta (“tell”) che Jane è un’astrofisica… ma cosa viene fatto per mostrarlo (“show”)? Nulla. Quando si vede il gruppo al lavoro, sta fissando una mappa concettuale piena di foto. E l’uso un po’ leggero di un gergo scientifico non sempre appropriato non migliora di certo la situazione. 

D’altra parte, Jurassic Park inizialmente delude perché sembra servire su un piatto d’argento la crema dello stereotipo della donna nella scienza: ricercatrice attraente, compagna del ricercatore uomo, rapidamente oggetto di attenzioni sessuali dallo strambo di turno. E additittura – orrore degli orrori!!! – vuole dei figli! 

Questo preambolo, però, tratteggia solo la superficie di un personaggio davvero ben costruito, che risulterà la vera “eroina” del film. Le sue competenze tecniche le permettono di arrivare a conclusioni importanti ai fini della trama, e il suo coraggio e la sua sfrontatezza nei confronti delle regole tradizionali le conferiscono un ruolo davvero risolutivo nel ripristino della sicurezza del Jurassic Park (assieme a Lex, oltretutto!). Il buon Alan Grant, che in mano ad un regista poco meno scaltro di Spielberg poteva diventare il classico protagonista maschio predominante, finisce per avere come unico ruolo attivo quello di… protettore dei bambini (che lui stesso affermava di non sopportare)!

In Conclusione


Con i risultati di questo test, non vogliamo dire che Jurassic Park sia necessariamente un film migliore di Thor – o meglio, se lo è, lo è per motivi indipendenti dal punteggio ricevuto dai due film!

L’analisi che vi abbiamo proposto, però, ha (o almeno, speriamo), un valore: quello di offrire uno spunto di riflessione sulla rappresentatività della scienziata nei media. Di fatto, il modo in cui si raccontano le cose cambia il modo in cui le percepiamo… ma, come sempre, un pizzico di consapevolezza in più ci protegge dal cadere preda degli errori di narrazioni facili e un po’ banalizzanti.

Se questa analisi vi ha convinto, o semplicemente vi ha divertito, perché non farne un’altra? Commentate questo articolo o scriveteci in privato per proporci i film del prossimo confronto. Ciao!

Se volete approfondire: qui c’è un lungo e interessante report proposto dalle Lyda Hill Foundation & Geena Davis Institute on Gender in Media sulle rappresentazioni dei personaggi STEM nell’intrattenimento.

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