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Inquinamento digitale: quanto inquina internet? 

Persona che lavora al pc con accanto uno smartphone

Le nostre attività digitali di tutti i giorni hanno un costo ambientale che non sempre è facile da stimare. Quanto inquina internet? Facciamo chiarezza!

Così come ci chiediamo quanto inquina la nostra automobile, o il riscaldamento della nostra casa, sempre più spesso ci capita di chiederci quanto inquina il nostro uso di internet. Una domanda importante, visto l’uso che ne facciamo tutto il giorno e tutti i giorni: dal momento in cui andiamo al lavoro, al momento in cui ci rilassiamo sul divano a fine giornata.  

In un precedente articolo abbiamo parlato dei supercomputer e del loro impatto ambientale, con uno sneak peek nella vita di chi li usa per lavoro. Certo, il mondo delle simulazioni e dei centri di calcolo può sembrare distante dalle vite di chi non si occupa di scienza, ma come vedremo le prestazioni energetiche coinvolte sono molto simili. Con l’aggravante dei numeri: se i supercomputer sono utilizzati direttamente da una frazione minima della popolazione, pensate che negli ultimi 20 anni il numero di utenti sul world wide web è più che raddoppiato. E se pensate che sia tanto, c’è di più: nello stesso periodo, il traffico dati sulla rete internet ha subito un aumento di più di dieci volte! 

In questo articolo:

  • A casa di internet: cosa sono i data center
  • Consumi e emissioni: un po’ di numeri
  • Quanto inquina internet: le nostre e-mail
  • Quanto inquina internet: lo streaming
  • Verso un internet a impatto zero
  • Conclusioni

“A casa” di internet: cosa sono i data center

Per quanto nessuno di noi (se non dotato di una fervida immaginazione) possa dire di essere mai stato nell’internet, o di averlo toccato fisicamente, in realtà internet è uno strumento tutt’altro che immateriale.  

Quando salviamo un file in cloud, quando carichiamo un video sui social, quando vediamo una puntata di una serie TV o seguiamo il nostro streamer preferito, stiamo assistendo a uno scambio di dati. Ma dove vanno, e da dove vengono tutti questi dati?

Chiaramente non sono salvati nell’etere o nelle “nuvole” per davvero, ma vengono immagazzinati in grandi computer chiamati data center, pronti ad essere richiamati immediatamente ogni volta che ne abbiamo bisogno. In maniera un po’ naïf, potremmo dire che i data center sono “le case” di internet. Case che, proseguendo nella metafora, hanno una vera e propria bolletta della luce: perché, proprio come nei supercomputer, velocità di comunicazione e capacità di memoria non sono affatto gratis.  

Data Center di Google in Oregon. Crediti: By Visitor7 – Own work, CC BY-SA 3.0.

Consumi e emissioni: un po’ di numeri 

Negli ultimi anni, il consumo di energia da parte del mondo digitale – tra il costo della rete internet stessa, dei data center e dei personal computer – è arrivato al 10% dell’energia elettrica prodotta ogni anno. Ed è oltretutto in rapida crescita: si stima che raddoppierà entro il 2030.   

Ma l’aspetto davvero importante legato al consumo di energia dei data center è quello dell’impatto ambientale associato alla sua produzione. Spesso questo è riassunto sotto l’ombrello delle emissioni dei vari gas serra, o usando come unità di misura il gas serra per eccellenza, l’anidride carbonica. Un report della IEA (International Energy Agency) calcola che le emissioni dirette e indirette legate al mantenimento dei data center e delle trasmissioni dati sono lo 0.9% delle emissioni totali legate al settore energetico, o lo 0.6% del totale assoluto. Una percentuale che si è mantenuta contenuta, nonostante la richiesta in forte aumento, grazie a sforzi importanti in termini di efficientamento energetico e transizione alle fonti a basso impatto ambientale.  

È importante infatti ricordare che l’impatto ambientale dell’energia elettrica consumata da internet – come di qualsiasi tipo di energia elettrica – è dipendente dal modo in cui quell’energia viene prodotta. Quindi possiamo trovare dati di emissioni molto variabili da stato a stato, perché dipendenti dal mix energetico medio utilizzato all’interno di un certo Paese. Le stime e i (pochi) consigli che troverete nei prossimi paragrafi, purché all’interno di questo perimetro di ragionamento, possono essere utili e interessanti; ma fotografano porzioni molto piccole di un panorama in continuo cambiamento. 

Fatte salve queste premesse, cerchiamo di capire meglio quanto inquina l’uso di internet attraverso le attività che occupano più spesso le nostre giornate. 

Quanto inquina internet: le nostre e-mail 

Per chiederci quanto inquina il nostro uso di internet, iniziamo con il comprendere l’impatto del sistema delle e-mail, che sono un vero e proprio pilastro del mondo digitale.  

Quante ne mandate al giorno? Se arrivate a 140 e-mail circa tra inviate e ricevute (che sono considerate la media di una classica giornata di lavoro di un impiegato) siete responsabili di circa 170 kg di anidride carbonica all’anno. (Memo: questo solo per le e-mail, una frazione comunque modesta dell’impatto globale legato a internet!) 

Tanto? Poco? Come sempre dipende dal confronto. Di sicuro è poco, se paragonato alle emissioni annuali di una tipica automobile, che ammontano a poco meno di 5 tonnellate di anidride carbonica. Tuttavia, è molto se lo si confronta con le emissioni legate alla vita di un cittadino indiano in un anno: poco meno di 2 tonnellate, circa 12 volte tanto l’impatto annuale delle vostre mail da sole.

Il calcolatore su Cwjobs.co.uk permette di conoscere l’impatto del proprio scambio di email in varie unità di misura. L’immagine sopra è uno screnshot del sito.

Quello che noi da utenti possiamo fare è semplicemente usare le e-mail con parsimonia, proprio come le simulazioni (che scoperta, eh?). Che significa: mandate solo quelle davvero necessarie, limitando gli allegati inutili. E soprattutto, cancellatevi di tanto in tanto dalle newsletter in cui si finisce spesso invischiati. Queste ultime, poi, sono particolarmente deleterie: oltre a interessarci poco, producono anche 10 volte le emissioni di una mail di testo vista l’abbondanza di immagini.  

Quanto inquina internet: lo streaming

Ma non è solo colpa delle e-mail. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di un nuovo fenomeno di massa che è responsabile della parte maggioritaria dei dati che viaggiano in rete. Stiamo parlando dello streaming di film e contenuti video sui social.  

Calcolare quanto inquina l’uso di internet legato allo streaming è ancora più complesso che nel caso delle mail. Per lo streaming di una puntata di Downton Abbey, infatti, le emissioni di anidride carbonica non dipendono solo dal modo in cui si produce l’energia elettrica usata. A giocare un ruolo fondamentale è l’efficienza dei dispositivi usati per la riproduzione (TV, laptop, smartphone). Non ultimo, anche la qualità video della riproduzione ha un impatto importante. Proprio per questo, parliamo di una forbice di emissione molto varia che va da pochi grammi di anidride carbonica a diversi kg.

In questo panorama così complesso, un consiglio sensato non è tanto quello di guardare meno film, quanto quello di evitare di guardare tutti i video alla massima qualità. Spesso, solo perché possiamo, diamo per scontati i massimi standard di qualità video. Uno spreco, a volte, soprattutto quando il dispositivo su cui li stiamo guardando non è neanche in grado di farci percepire la differenza. Non dobbiamo essere degli integralisti dell’energia, ma quando la usiamo facciamo sì che ne valga veramente la pena! 

Verso un internet a impatto zero 

Come anticipavamo prima, tutte queste possibili strategie sono basate su stime labili che rappresentano un singolo fotogramma di un panorama in continua evoluzione. Primo fattore fra tutti, il mondo in cui viviamo sta in gran parte affrontando una transizione energetica (o dovrà iniziare molto presto). Questo impatterà in misura sempre maggiore sulla quantità di emissioni di gas serra dei data center. 

La buona notizia è che per ora siamo procedendo sulla strada giusta, almeno per quanto riguarda l’efficienza d’uso dell’energia impiegata. Sempre la IEA calcola che questa sia aumentata in media del 10-30% per anno nell’ultimo periodo. Ma questo non ci stupisce: al di là dell’impegno per la causa ambientalista, i data center sono di enti privati… e l’energia costa! Da qui una spinta al miglioramento sorprendentemente veloce, per gli standard a cui siamo abituati. 

D’altro canto, però, una politica unitaria verso energie a basso impatto ambientale ancora latita, e situazioni contingenti ci fanno spesso scordare l’obiettivo finale. 

Lavorio in corso: le cosiddette “ICT companies” (Information Communications Technology) sono quelle che nel periodo 2010-2021 hanno acquistato le maggiori quote di energia rinnovabile. Questa strategia permette loro al contempo di ridurre il loro impatto ambientale, migliorare la reputazione del brand, e mettersi al riparo dalle fluttuazioni dei prezzi delle fonti energetiche.
Fonte: IEA, Top five corporate offtakers of renewable energy power purchase agreements, 2010-2021, IEA, Paris https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/top-five-corporate-offtakers-of-renewable-energy-power-purchase-agreements-2010-2021, IEA. License: CC BY 4.0

Conclusioni

Lo 0.6% delle emissioni totali di gas serra può sembrare, a una prima occhiata, una frazione di poco conto. Ma solo una società orientata al miglioramento continuo – anche su piccola scala – può spingere il mondo a migliorare le sue regole, le sue abitudini e le sue infrastrutture. Ed è giusto continuare a interrogarsi, chiedere e fare pressioni per mettere in discussione uno status quo che sembra insuperabile e invece è solo cristallizzato.  

Infine, per quanto possiamo metterci tutta la buona volontà (e dobbiamo), le scelte energetiche dei singoli hanno ripercussioni in fondo estremamente limitate. La partita vera, quella che vogliamo veder giocare, è nel campo delle politiche energetiche nazionali e internazionali. Lì, le scelte “del singolo” possono fare davvero la differenza.  

Se vuoi conoscere meglio Matteo, che è l’IT guy di casa e l’autore di questo articolo, leggi qualcosa su di lui nella pagina di presentazione!

1 commento su “Inquinamento digitale: quanto inquina internet? ”

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